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Medico competente: Definizione e Ruolo

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Sicurezza

 

 

ELENCO NAZIONALE DEI MEDICI COMPETENTI

Come da art. 38 del DL 81/2008, entro 6 mesi dal 15 maggio 2008 si realizzerà l'elenco nazionale dei Medici Competenti

DEFINIZIONE, RUOLO E FUNZIONI DEL MEDICO COMPETENTE

La tutela della salute dei lavoratori è bene istituzionalmente protetto che trova negli articoli di legge della nostra costituzione le solenni affermazioni dell’integrità della salute, quale diritto soggettivo di primaria importanza, e del diritto alla sicurezza sul lavoro

 

L’origine del sistema normativo a tutela della sicurezza e dell’igiene del lavoro la troviamo nell’art.2087 del c.c. che impone al datore di lavoro le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

Il codice penale, fin dal 1930, con l’art.437, prevede sanzioni penali severe per chi dolosamente omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro.

La Costituzione Repubblicana con l’art.32 introduce il concetto che il diritto alla salute non è solo diritto dell’individuo, ma anche della collettività e con l’art.41 sancisce che il rispetto della sicurezza deve essere considerato come limite perentorio alla libertà di iniziativa privata.

L’aver elevato a livello costituzionale il diritto alla salute e alla sicurezza ha costituito il punto di riferimento di tutta la restante legislazione.

Nascono così i decreti di prevenzione emanati a partire dal 1955 e in particolare il n° 547, dell’Aprile di quell’anno, al quale seguirono il DPR 7 Gennaio n°164, contenente le norme di prevenzione sul lavoro nelle costruzioni e i due decreti integrativi e applicativi del 547: il DPR n° 302 e il n° 303, entrambi del 19 Marzo 1956. A questo decreto è dovuta l’impostazione dettagliata, per ogni tipo di lavorazione nociva, della periodicità dei controlli sanitari e la responsabilizzazione del datore di lavoro non solo nella fornitura dei necessari mezzi di prevenzione, ma anche nel controllo che tali mezzi siano effettivamente usati e che le norme igieniche siano rispettate, non potendo considerarsi quindi più al sicuro dai rigori della legge il datore di lavoro che si limita a mettere a disposizione dei lavoratori strumenti non utilizzati o non utilizzabili.

Prima degli anni ‘60, nel nostro paese ed in buona parte dell’occidente industrializzato i lavoratori nutrivano nei confronti della nocività degli ambienti di lavoro un atteggiamento passivo, di tipo fatalistico. La logica prevalente era basata sulla richiesta di maggiori quote salariali (monetizzazione del rischio) per indennizzare coloro i quali svolgevano mansioni considerate a rischio, pericolose, potenzialmente in grado di deteriorare lo stato di salute.

Alla fine degli anni ‘60, sulla scia del fermento socio-culturale che pervase tutto il mondo industrializzato, nell’ambito delle rivendicazioni operaie, venne posta nel giusto rilievo la tutela della salute nell’ambiente di lavoro. L’affermarsi di questa logica, in netta contrapposizione alla precedente della "monetizzazione", ottenne in Italia pieno riconoscimento istituzionale con la legge n° 300 dell’anno 1970 (detta anche legge dello "Statuto dei Diritti dei Lavoratori") che all’art.9 prevedeva che i lavoratori, mediante le loro rappresentanze, hanno il diritto a controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attivazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

Questa legge conferì ai lavoratori, per il tramite delle rispettive rappresentanze, la possibilità di intervenire attivamente nell’ambito di quei compiti di prevenzione e vigilanza precedentemente assolti esclusivamente da Enti esterni alla fabbrica o delegati a "tecnici" della salute. I nuovi spazi forniti dalla legge furono rapidamente recepiti dagli Enti Locali più sensibili alla problematica.

Cosicché si arriva al 1978 con l’emanazione della legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che ricompose in un unico ente, l’Unità Sanitaria Locale, le funzioni di vigilanza e di intervento per la trasformazione e la bonifica degli ambienti di lavoro.

L’art.20 esprime i principi generali che regolano l’operato della USL in materia. L’art.21 attribuisce alle USL i compiti d’ispezione e vigilanza sull’igiene e la sicurezza del lavoro che prima erano assolti dall’Ispettorato del lavoro. Tale obbligo prevede l’organizzazione di Servizi di Medicina del Lavoro. Il servizio di medicina del lavoro della USL esercita : funzioni di mappatura, costruzione e aggiornamento del sistema informativo; prevenzione dei rischi presenti e di eventuali rischi futuri derivanti da nuovi insediamenti produttivi; controllo e coordinamento degli accertamenti sanitari periodici; formazione, informazione, educazione alla salute a alla sicurezza. Il personale previsto dalla legge comprende: medici, ingegneri, chimici, periti industriali, assistenti sanitari, fisici, biologi, sociologi, psicologi, laureati in agraria e altre competenze. Medici ed assistenti sanitari sono impegnati sul versante sanitario; ingegneri e periti in quello della sicurezza antinfortunistica, della bonifica ambientale e dell’igiene industriale.

Il DPR 31 luglio 1980 n° 619 (art.23) istituisce l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL), organo tecnico del Ministero della Sanità per i compiti di ricerca, studio, sperimentazione ed elaborazione di tecniche per la prevenzione e sicurezza del lavoro. L’ISPESL è diviso in 5 grandi comparti: Igiene del lavoro, Medicina del lavoro, Tecnologie di sicurezza, Insediamenti produttivi ed impatto ambientale, Omologazione.

Purtroppo l’applicazione della legge 833 non è stata omogenea sul territorio nazionale. Nelle regioni settentrionali, infatti, sulla base della esperienza degli SMAL, si realizzarono strutture competenti e agili in grado di vigilare attivamente ed intervenire tempestivamente nei vari ambienti di lavoro. Nel meridione, invece, ed in Sicilia in particolare, la Medicina del lavoro muove ancora i suoi primi passi. Il decreto regionale per il suo inserimento nell’ambito delle attività della Medicina dei servizi ha in molti casi addirittura peggiorato la situazione, affidando a medici non specialisti la gestione di un settore che necessita di competenze e professionalità specifiche.

 

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